mercoledì 29 gennaio 2014

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Prova GRATUITA di Ashtanga Vinyasa Yoga



sabato 1 febbraio - ore 14,30 


Perché praticare yoga è continua ricerca di benessere corpo/mente. Insieme al respiro profondo e consapevole le posture si susseguono flessibili e stabili. Mente calma. Provate.


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Da Yoga Journal



Ashtanga Yoga

    Uno stile dinamico per i più atletici
    Stile sviluppato da Sri Krishna Pattabhi Jois (allievo di Sri Tirumalai Krishnamacharya). Il nome completo è "Ashtanga Vinyasa Yoga".
    Si compone di diverse sequenze, crescenti per difficoltà. Si pratica la "1ª serie" per mesi (o per anni) finché non la si padroneggia alla perfezione, quindi si può passare a quella successiva.
    Ogni asana della sequenza può essere assunto nella forma completa oppure in versioni semplificateper principianti o per chi ha particolari limitazioni fisiche.
    L'Ashtanga Yoga prevede un riscaldamento con dieci cicli del Saluto al Sole, a cui seguono i diversi asana, proprio di ciascuna sequenza che devono essere mantenuti per cinque respirazioni. Si passa da una postura all'altra con movimenti fluidi.
    Durante tutta la pratica si utilizzano i bandha: ovvero una leggera contrazione del perineo, della parte alta dell'addome e della gola. Il movimento continuo, l'uso dei bandha e la respirazione sviluppano calore corporeo che induce a sudare molto.
    Per approfondire ecco un libro di Pattabhi Jois: "Yoga Mala" (Ed. Scuola Ashtanga Yoga Roma)


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    Centro YOGA studio Brixia

    Via Nazario Sauro 2/b (angolo via Trento) 25128 Brescia

    Vilma Galli 339.5923425

    www.yogastudiobrixia.it

    vilma.galli@fastwebnet.it


    martedì 21 gennaio 2014

    Le tradizioni dello Yoga: Raja Yoga

    Raja Yoga significa “Yoga regale”: esso è considerato la tradizione principale, più compiuta, dello Yoga, la sua forma classica.
    E' di fatto la tradizione in cui le metodiche psicologiche presentano il maggiore sviluppo ed una forma propriamente scientifica.
    Il Raja Yoga è probabilmente derivato da un’analisi e da una rielaborazione scientifica dei processi indotti dal Kriya Yoga, le quali hanno condotto all’eliminazione del ricorso alla religiosità e, attraverso un percorso nettamente laico, alla costruzione di un itinerario percettivo culminante in una trance estatica ancora più profonda ed estraniante.
    Il Raja Yoga richiede infatti sedute particolari ed uso di metodiche specifiche, nonché una pratica costante e protratta nel tempo.

    Le metodiche del Raja Yoga sono otto:

    • due comportamentali, Yama (astensione dalla violenza, dalla falsità, dal furto, dalla lussuria, dall’avidità) e Niyama (purezza, contentamento, frugalità, introspezione e dedizione alla divinità);
    • due corporee, Asana (positura del corpo) e Pranayama (sospensione progressiva dell’atto respiratorio);
    • quattro specificamente psichiche, Pratyahara (inibizione delle percezioni sensoriali), Dharana (concentrazione percettiva su un unico oggetto), Dhyana (presenza percettiva di un unico oggetto), Samadhi (processo della trance estatica).
    Le metodiche psichiche costituiscono, secondo questa tradizione, lo Yoga vero e proprio: «I tre processi  mentali della dharana, del dhyana e del samadhi costituiscono lo yoga vero e proprio; i cinque precedenti anga, possono considerarsi meramente propedeutici.»

    Il suo obiettivo è l’induzione dello stato di estasi (Kaivalya), in quanto culmine del processo samadhico o di trance.

    Tratto da:
    G. C. Giacobbe - La psicologia dello Yoga


    Nota: ho cambiato l'impaginazione ed aggiunto il grassetto per facilitare la lettura.

    vedi anche:

    lunedì 6 gennaio 2014

    YOGA PORTE APERTE: XIV EDIZIONE

    Manifestazione promossa da Y.A.N.I. - Associazione Nazionale Insegnanti Yoga.
    25 e 26 Gennaio - in tutta Italia

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    A Brescia noi offriamo una giornata: sabato 25-01-2013 ore 9:30, ore 17:00 due incontri per spiegare e sperimentare a coloro che si sentono di avvicinarsi , gli effetti della pratica Yoga .


    • ore 09:30 - effetti della pratica Yoga
    • ore 17:00 - la colonna vertebrale: fluidità e agilità nello Yoga
    Tutti possono avvicinarsi per scoprire altre potenzialità di sé.

    Se siete interessati a provare una lezione di vera DANZA ORIENTALE, Daniela vi aspetta alle 18:30.


    • ore 18:30 - imparare a muovere il bacino con la danza orientale

    Vi aspettiamo
    Prenotazioni aperte: cell. 339 592 3425

    giovedì 26 dicembre 2013

    UNA PAUSA... per riprendere i sensi

    Cari amici e praticanti yoga, prendersi una pausa è importante e significativo come praticare insieme per fare un percorso. La qualità della nostra pratica yoga sta nella connessione con noi stessi.
    Quante volte ci capita di non essere presenti ai segnali che il corpo ci invia?

    Jon Kabat-Zinn nel suo libro: "Riprendere i sensi" (ed.Corbaccio) ci esorta a riscoprire tutti i nostri sensi perché di fatto il mondo stabilisce un contatto attraverso gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua, il corpo e anche la mente. Spesso siamo "fuori contatto" che significa non prestare attenzione a ciò che mangiamo, non sentiamo più il profumo della terra umida dopo la pioggia, perfino nel toccare gli altri non ci rendiamo conto di quali sentimenti si trasmettono.

    "Esaminiamo questo fenomeno anche solo osservando di tanto in tanto la nostra vita interiore ed esteriore: ben presto ci appare piuttosto chiaro che siamo quasi sempre fuori contatto. Siamo fuori contatto rispetto ai sentimenti, alle percezioni, agli impulsi e alle emozioni che proviamo, ai nostri pensieri, a quello che diciamo, perfino al nostro corpo. In genere questo è dovuto al fatto che siamo perennemente preoccupati, persi nella mente e nei pensieri, ossessionati dal passato o dal futuro, consumati dai progetti e dai desideri, distratti dal nostro bisogno di essere intrattenuti, manovrati dalle aspettative, paure e brame del momento, e tutto questo per abitudine e senza esserne consci. Ecco perché siamo incredibilmente fuori contatto con il momento presente, l'attimo che realmente ci si sta presentando, ora."

    Estratto dal capitolo : "L'attenzione : perché è tanto importante? "
    Jon Kabat-Zinn
    Ed.Corbaccio

    sabato 7 dicembre 2013

    Il quinto stadio dello Yoga: PRATYAHARA

    Pratyahara: " ritiro", l'atto di ritrarre, ma anche "riassorbimento".
    Consiste nella facoltà di liberare l'attività sensoriale dall'influenza degli oggetti esterni. Ossia nel corso di tale pratica i sensi, anziché proiettarsi verso l'oggetto, rimangono assorti in se stessi . Non per questo però il "ciita" (mente, intelletto) perde la sua facoltà di avere rappresentazioni sensoriali .Il "citta" in definitiva, grazie a Pratyahara , alla sottrazione dell'attività sensoriale al dominio degli oggetti esterni, rispecchia esattamente e direttamente la realtà, senza più servirsi  del filtro sensoriale.

    Tratto da "Enciclopedia dello yoga"
    Stefano Piano
    Ed. Promolibri

    VEDI ANCHE:
    Il primo stadio dello Yoga: YAMA
    Il secondo stadio dello Yoga: NIYAMA
    Il terzo stadio dello Yoga: ASANA

    lunedì 2 dicembre 2013

    Le tradizioni dello Yoga: Kriya Yoga



    Le tradizioni
    Lo Yoga non presenta un’unica forma ed un’unica tradizione.
    Abbiamo in effetti diversi tipi di Yoga.
    Le tradizioni yogiche sono parecchie e tendono a moltiplicarsi, ma tre tradizioni fondamentali si sono affermate nel tempo e da esse le altre tradizioni hanno tratto la loro origine.
    Esse sono il Kriya Yoga, il Raja Yoga e lo Hata Yoga.
    Le origini storiche di queste tre tradizioni fondamentali sono ordinatamente successive, come testimoniano i documenti letterarî loro inerenti.
    •  La Bhagavad Gita, la prima testimonianza che riguarda il Kriya Yoga, è databile al V-I sec. a.C.
    •  Lo Yoga Sutra, il primo trattato sistematico del Raja Yoga, risale al II sec. a.C. oppure al V sec. d. C.
    •  La Goraksa Sataka, la prima esposizione dello Hatha Yoga, è probabilmente dell’XI secolo d.C. La sua esposizione più compiuta, lo Hatha Yoga Pradipika, è datata 1629.

    Ad una successione temporale delle tre tradizioni fondamentali corrisponde una loro successione esperenziale: dall’esperienza spontanea dell’estasi mistica del Kriya Yoga si passa all’induzione scientifica della trance estatica del Raja Yoga e da questo alla sua variante “corporea” dello Hata Yoga.

    l tentativo di fondare una tecnica capace di riprodurre intenzionalmente lo stato di estasi mistica sperimentato durante i riti religiosi senza fare ricorso allo stesso rito o all’uso di droghe ha dato probabilmente origine inizialmente al Kriya Yoga.
    Kriya significa “pratica”: in questo caso indica la pratica di vita, il comportamento quotidiano.
    Il Kriya Yoga può essere infatti definito uno yoga comportamentale.
    Esso non richiede sedute particolari ed uso di metodiche specifiche, bensì l’adozione di comportamenti ed atteggiamenti psichici atti ad indurre l’estasi mistica.
    Tali comportamenti ed atteggiamenti psichici hanno quindi il fine di indurre uno stato di autosuggestione in cui si istituisca un’identificazione del soggetto con la cosmicità, sostanzializzata idealmente in un’entità metafisica e più precisamente nella divinità.
    Un’analisi psicologica anche soltanto superficiale del rito religioso aveva infatti posto in rilievo le sue due caratteristiche fondamentali: la concentrazione e l’iterazione.
    Ed infatti, come vedremo più compiutamente nel Raja Yoga, sono proprio la concentrazione della percezione su un oggetto (Dharana) e l’iterazione della percezione di un medesimo oggetto (Dhyana), ad
    innescare il processo dell’autoipnosi (Samadhi) che sfocia nella trance estatica (Kaivalya).
    L’oggetto della concentrazione e dell’iterazione percettiva era nel rito religioso la divinità: tale rimane nel Kriya Yoga.
    La divinità in tutte le sue possibili rappresentazioni, dall’immagine materiale al concetto astratto, dall’individuazione personale all’impersonalità cosmica, è il fulcro oggettuale intorno al quale ruota tutta la metodica psichica del Kriya Yoga.



    Tratto da:

    Nota: ho cambiato l'impaginazione ed aggiunto il grassetto per facilitare la lettura.

    Image Credit: Isabella Sanfelici

    sabato 9 novembre 2013

    Il quarto stadio dello Yoga: PRANAYAMA

    Pranayama è qualcosa di più di un semplice esercizio di respirazione perché implica l'attivazione, l'armonizzazione e l'intensificazione dell'energia nascosta della forza vitale, chiamata PRANA.
    Senza prana non c'è vita. Prana è il veicolo della coscienza e l'energia della materia. Lo scopo della pratica di pranayama è di arrivare a padroneggiare il movimento interno del prana .
    Se è vero che incameriamo costantemente prana attraverso il cibo e l'aria, altrettanto costantemente lo espelliamo con l'azione fisica, lo sforzo mentale, l'attività emotiva. Se ne fuoriesce più di quanto ne entri, allora ci sentiamo stanchi e più facilmente soggetti alle malattie. L'obiettivo fondamentale di pranayama è di assicurare un adeguato ingresso di prana tramite l'apparato respiratorio. Pranayama ci permette di assimilare più prana dall'aria che respiriamo e quindi di accrescere la nostra energia fisica e mentale. I polmoni e il sistema nervoso devono essere abbastanza elastici e stabili da sostenere l'accresciuto afflusso di prana; se non lo sono, l'eccesso può diventare pericoloso e portare squilibri fisici e mentali. Lo scopo è di migliorare l'ossigenazione, la purificazione e la circolazione del sangue e della linfa. La respirazione ha due funzioni.
    Quella esterna è lo scambio tra sangue e aria nei polmoni; quella interna lo scambio di gas tra sangue e ogni cellula del corpo.Quando facciamo entrare aria nei polmoni, le cellule immettono anidride carbonica nel sangue venoso. Quando facciamo uscire aria dai polmoni, le cellule assimilano ossigeno dal sangue. Per purificare ogni cellula dalle sostanze di scarto e fornire l'ossigeno necessario, dobbiamo respirare a pieni polmoni. Più profondamente respiriamo maggiore sarà la quantità di ossigeno che si renderà disponibile alle cellule, che si rinvigoriranno: e così tutti gli organi vitali, il sistema nervoso e le cellule adibite a compiti specifici diventeranno più efficienti. E noi staremo meglio.

    Tratto da: Lo Yoga
    Godfrey Devereux
    Mondadori

    VEDI ANCHE:
    Il primo stadio dello Yoga: YAMA
    Il secondo stadio dello Yoga: NIYAMA
    Il terzo stadio dello Yoga: ASANA